Il mio status di artista della velocità non ha niente a che vedere con i cronometri e i guinnes world records. Per me, rappresentare la velocità significa esplorare un dinamismo che ridefinisce il concetto stesso di tempo.
Proprio come uno scultore tradizionale, modello la creta digitale per creare opere di diversa natura come ritratti, animali, anatomie ma con lo stesso scopo emotivo: tradurre un’azione in un momento sospeso, come un paesaggio agitato dal vento, in cui elementi inanimati sembrano prendere vita, scossi da una forza esterna e invisibile.
Ispirato dalla concept art e dalla games art, ho definito il mio personale processo di scultura che fonde tratti rapidi e dinamici (simili a pennellate o spatolate) per generare un effetto visivo di movimento e velocità.
In questo modo riesco a esprimere gli impulsi creativi ed emotivi che emergono durante il processo artistico, lasciando che le superfici prendano forma in modo spontaneo e istintivo.
La crescente accessibilità a tecnologie come la scultura digitale e la stampa 3D ha accompagnato l’evoluzione delle mie competenze, spalancando nuove possibilità di sperimentazione. In questo percorso, innovazione e tradizione si fondono, permettendomi di creare un dialogo tra il fisico e il digitale. È proprio nel contrasto tra questi due mondi che cerco punti di equilibrio, spingendomi oltre i limiti della scultura tradizionale e interrogando i confini stessi della digital art.
Le mie opere diventano così un riflesso del nostro tempo, concepite per offrire un’esperienza sensoriale piena, immersiva, viva.