SUPERPOWER
Affinare ed affidarsi all’istinto, non solo come cieco impulso ma soprattutto come forza creativa originale, può guidarci verso una vita più presente, appagante e ricca di possibilità.
Quando questa intuizione viene riconosciuta e canalizzata, hanno luogo le imprese più straordinarie, sia individuali che collettive.
È dal parallelismo tra mondo animale e condizione umana che prende le mosse Superpower, dove per superpotere si intende proprio l’ascolto della spontaneità più naturale, capace di rivelare una conoscenza più raffinata, profonda e spesso dimenticata.
Riscoprire sé stessi attraverso analogie e costrutti metaforici è sempre uno strumento eccezionale per ampliare il proprio spettro espressivo e potenziare lo sguardo cosciente su di sé e sul mondo. In questo modo ho provato a pensare alle mie attitudini come una narrazione, servendomi di semplici metafore attinte al mondo animale per nominare istinti e predisposizioni latenti, e scoprendo come il processo creativo nel mio lavoro diventava più efficace.
Ecco che, la rapidità della corsa di un felino, l’adattabilità e la cooperazione di un branco di lupi e la precisione del falco che stana la preda, diventano metafore potenti di comportamenti che possiamo risvegliare nella nostra vita quotidiana.
In particolare, la precisione assorta ed ossessiva dello sguardo di un falco diventa una metafora utile in grado di fotografare gli stati di iper-focus che, da individuo e artista neurodivergente, sperimento nel mio lavoro: associazioni di questo tipo aiutano a conoscersi meglio, aprendo la visione a una libera e più ispirata esplorazione di sé.
La premessa di Superpower è quindi innanzitutto una fascinazione per il mondo animale e l’etologia, e il desiderio di far dialogare questo interesse con le più recenti indagini delle neuroscienze, in particolare là dove si esplorano i meccanismi della percezione e dell’attenzione.
Fin dall’infanzia, ho imparato ad entrare in sintonia con la natura durante le passeggiate in campagna con la mia famiglia, provando spesso a entrare in relazione con diversi animali, osservandoli e giocando ad adattare i miei approcci di conseguenza, ma il mio interesse per l’anatomia e il comportamento animale è stato soprattutto segnato dall’esperienza di mio padre come cacciatore. Stare a contatto la selvaggina mi ha portato, da una parte, a dover fare i conti con tutto un ventaglio di emozioni contrastanti per una pratica che faticavo a giustificare, dall’altra a scoprirmi attratto dal poter osservare da molto vicino il corpo animale e le sue strutture, vere e proprie mappe di un meccanismo che prima rendeva possibile prestazioni sorprendenti e complesse. È incredibile come un corpo inerme, immobile, conservi in sé il racconto dettagliato delle sue sconfinate potenzialità cinetiche. Da questi ricordi e da una curiosità che ancora oggi persiste ha preso forma l’idea di raccontare i talenti animali - e quindi quelli umani, siano essi emersi o addormentati - come movimenti congelati da codificare: l’interpretazione vivifica la scultura, l’osservazione la mette in moto.
In questo modo il progetto si propone di stimolare le persone a riscoprire le proprie doti innate, spesso immobili e in attesa di essere tradotte ed attivate, massimizzando il proprio potenziale e superando i limiti autoimposti.
In un mondo in cui qualità come l’efficienza individuale, la precisione strategica e la cooperazione sono a fondamento delle grandi conquiste umane, ritrovare il legame con la loro essenza primordiale e con le nostre doti più antiche è un presupposto radicale e necessario.
Ogni ombra proiettata racconta una storia che rischia di scomparire se non agiamo per proteggerla.
Ho voluto rappresentare queste opere creando un gioco di contrasti, luci e ombre, il riflesso di ciò che accade dentro di noi. Le sculture rappresentano la nostra forma, evidente a tutti, eppure spesso invisibile ai nostri occhi. Quando un fascio di luce colpisce le opere, si proietta un’ombra su una superficie, rivelando una forma che, se pur già esistente, può essere vista solo grazie all’inclinazione della luce.
Proprio come l’ombra cambia con la luce, anche noi ci trasformiamo a seconda dell’angolo di osservazione: spostare il punto di vista accende e motiva un’indagine che ci permette di vedere e abbracciare chi siamo davvero, ovvero un insieme di prospettive o possibilità infinite, a volte non visibili a volte illuminate, e ciascuna con il suo inestinguibile carico di ombre. Questo gioco di contrasti diventa uno specchio per comprendere la nostra natura, uno stimolo che ci aiuta a rivelare e plasmare i nostri superpoteri.